“E’ tempo per voi di trovarvi un lavoro vero”

Era da tempo che volevo scrivere di questo argomento, ho aspettato si calmassero le acque e che, come tutti i fatti che inondano le nostre vite, passasse in secondo piano.
E’ un argomento che mi sta molto a cuore, non in quanto blogger o giornalista Vogue (?) ma in quanto ragazza che ha fatto della scrittura un po’ il suo mantra, il suo modo di essere e di esprimersi.

Ricordate la vicenda, il pomo della discordia?
Qualche tempo fa delle giornaliste Vogue marciarono con il piede di guerra (ovviamente piede infilato in splendidi stiletti tacco 12) contro le blogger etichettandole come “coloro che hanno rovinato il giornalismo di moda”.

Su cosa si fonda questa pesante critica delle giornaliste? Semplice, sul fatto che ormai la linea sottile che divideva fashion blogger e influencer è praticamente sparita.
Prima di continuare, chiariamo i concetti: chi è la fashion blogger? Per definizione la fashion blogger è colei che parla di moda, di sfilate, di tendenze tramite il suo portale online, o blog appunto.
L’influencer invece è colei (o colui) che non ha bisogno necessariamente di contenuti in quanto è in grado di “dettare legge nel mondo del fashion” con un semplice capo che indossa e posta sui social, Instagram sopratutto.

Ciò che non comprendo della critica delle giornaliste è il “bersaglio” a cui si rivolgono: perchè le blogger?
La risposta di un giornalista Vogue parla chiaro “Non è triste solo per queste ragazze che si pavoneggiano per i fotografi. È stressante, in egual misura, vedere quanti marchi partecipino al fenomeno accrescendolo”
E’ la stessa industria della moda che rovina il giornalismo di settore poichè è il mercato che crea figure come le influencer, il mercato che non ha più bisogno di un articolo che parla di un prodotto quando è una semplice foto che lo fa.

Ci sono tanti modi per essere “qualcuno che influenza il settore” e quello del numero di followers va per la maggiore. Ma, attenzione, ad un alto numero di followers non corrisponde per forza un alto livello di qualità o contenuti.

Ancora una volta si privilegia la quantità alla qualità e ciò, inevitabilmente, va ad intaccare un settore così dinamico eppure così sensibile com’è quello della moda.

La qualità fa la differenza tra un buon contenuto e un cattivo contenuto e, a mio avviso, è giunto il momento che anche i grandi nomi della moda se ne accorgano.

Una storia dietro ad uno scatto, un filo rosso che racconti qualcosa: ecco cosa dovrebbe esserci dietro. Spesso le due figure si intrecciano e allora il risultato va considerato come una risorsa, senza necessariamente gridare al “trovatevi un lavoro serio”

A dettare le regole chi è allora: chi ne sa o chi finge di sapere?

 

 

 

 

ph @PINTEREST

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