“Ribellarsi è di moda!”

Le Rivoluzioni hanno, da sempre, caratterizzato il mondo moderno: lotte sociali, lotte di classe, lotte contro le discriminazioni, per maggiori riconoscimenti a favore delle donne, tutela dei bambini e dei diritti fondamentali degli uomini.

L’essere umano, ha fatto valere le sue ragioni contro istituzioni, governi, regni e regimi per cercare di costruire un mondo più equo e giusto. Il carattere delle rivoluzioni è, però, mutato nel tempo adeguandosi agli strumenti dei decenni. Oggi, infatti, le campagne si organizzano sui social a colpi di hashtag, si usano strumenti che fino a qualche decennio fa non potevano essere utilizzati in quanto non esistevano e si usano campi che sono stati relegati a ruoli di nicchia… fino ad oggi.

La moda è uno strumento d’impatto che veicola informazioni su larga scala tramite immagini e slogan. Inizia tutto con Fashion Revolution e con lo slogan “Who made my clothes” a lancio di una campagna di sensibilizzazione sulla produzione di abiti nei paesi sottosviluppati del terzo mondo, campagna portata avanti con il Fashion Revolution Day, il primo nel 2013.

Le nuove campagne pubblicitarie dei brand più famosi del mondo sono diventate un metodo di denuncia sociale in costante aggiornamento: lo aveva già fatto Vivienne Westwood, “la rivoluzionaria della moda” con la collezione contro i cambiamenti climatici e con il video-scandalo in cui si presenta nuda davanti alla telecamera

Gucci, con il rivoluzionario addio alla pelliccia e con la recente donazione di 500 mila dollari a sostegno della marcia contro l’uso delle armi che si è tenuta a Manhattan lo scorso 24 marzo. O, allo stesso modo, Calvin Klein con la nuova collezione in jeans a sostegno di March for Our Lives indossata da Milly Bobbie Brown (la protagonista del telefilm Stranger Things)

Philip Lim che in occasione di Pitti Uomo ha parlato dell’importanza dei tessuti eco-sostenibili per combattere gli sprechi.

O Chanel, durante la sfilata del 2015, che ha usato le sue modelle per affrontare alcune dei temi sociali più caldi: la diversità, l’anoressia, l’importanza del ruolo della donna.

 

La moda, specie negli ultimi anni, ha abbandonato la veste di mondo frivolo e patinato per vestirsi di consapevolezza.

 

“Non sempre i ribelli possono cambiare il mondo. Ma mai il mondo potrà cambiare i ribelli.”
(Alain de Benoist)

 

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