burano

Ogni nuovo mattino, uscirò per le strade cercando i colori.
(Cesare Pavese)

E sicuramente Cesare Pavese ne avrebbe trovati di colori a Burano, uscendo semplicemente per strada.

I weekend fuori porta sono ormai un must per chi vuole fuggire dalla routine quotidiana e cercare aria nuova e fresca da respirare dopo il periodo faticoso che abbiamo attraversato nel corso dei primi mesi dell’anno.
Un periodo che ci ha fatto apprezzare (credo e spero) le bellezze che abbiamo sotto casa, spesso messe in secondo piano a causa della frenesia e dei ritmi con i quali viviamo la nostra vita.

E lo scorso weekend è stato un weekend di bellezza, quella pura, fatta di cieli azzurri, acque calme e colori sgargianti su piazzette deserte sotto il sole cocente di luglio.

Il weekend fuori porta è iniziato in una Venezia atipica, senza frotte di turisti per strada, una città lenta e bellissima. In 40min di vaporetto mi sono ritrovata catapultata in un borgo quasi finto, Burano, con le sue casette colorate.

Stradine che si intersecano con l’acqua, piccole piazzette con aiuole piene di fiori, lenzuola profumatissime stese su corde sospese tra un balcone e l’altro, piccoli bistrot e negozi di souvenir.

La prima domanda che ti viene in mente passeggiando è “ma perché le case sono così colorate?
La tradizione dice che i colori così accessi delle case venissero usati come “bussola” dai barcaioli che, grazie a questo stratagemma riuscivano a trovare la propria casa orientandosi nella fittissima nebbia che avvolge l’isola.

Ma Burano non è solo la città dei colori, una lunga tradizione si respira tra le stradine: il merletto, ricamato ancora come tanti anni fa. Signore sedute nelle loro botteghe intente a ricamare storie, racconti. Intrecci, disegni che prendono quasi vita tra le mani di queste donne che ancora portano alta la tradizione del ricamato a mano.

Il merletto di Burano si dice che provenga direttamente dalla schiuma del mare: sull’isola, tanto tempo fa viveva un giovane di nome Nicolò, bellissimo e amato da tutte solo che lui aveva occhi solo per la sua fidanzata Maria. Un giorno, mentre era in barca sentì un canto dolcissimo e presto venne raggiunto dalle Sirene che non riuscirono ad ammaliarlo in quanto il suo cuore era solo per la sua bella amata. Le Sirene, colpite da tanto amore, decisero di regalargli il ricamo del mare che lui donò alla sua sposa il giorno delle nozze. Maria, fiera del simbolo dell’amore del suo sposo, decise di ricreare quel ricamo e fu così che nacque il merletto.

E se parliamo di tradizione, basta spostarci di 15min con il vaporetto per ritrovarci per le strade di Murano, l’isola del vetro.

Una tradizione secolare che la storia fa risalire al 1225 circa quando la Serenissima Repubblica di Venezia decise di spostare tutte le fornaci della città su questo piccolo isolotto. I motivi sono due: le fornaci erano delle attività molto pericolose considerato il fatto che le abitazioni dell’epoca erano tutte di legno e non pochi erano gli incendi che scoppiavano tra le strette stradine di Venezia. L’altro motivo, un po’ più romanzato, è legato alla volontà da parte della Serenissima di salvaguardare l’arte del vetro soffiato “impedendo” ai mastri vetrai di diffondere il loro sapere oltre i confini della repubblica.

In ogni caso, qualsiasi sia stato il motivo, oggi Murano è conosciuta in tutto il mondo e i turisti accorrono numerosi per comprare le piccole gemme soffiate dai mastri.

E ho portato con me un piccolo anello con i colori del cielo.

Un weekend fatto di bellezza, per riposare gli occhi e l’anima. 

 

A volte le parole non bastano.
E allora servono i colori.
E le forme.
E le note.
E le emozioni.
(Alessandro Baricco)

 

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